I Chiostri di Emilia

Culture

I Chiostri di Emilia

Un tour alla scoperta dei luoghi di meditazione e d’arte tra Parma, Piacenza e Reggio Emilia.

PARMA

Monastero di San Giovanni Evangelista a Parma
Tra i segreti meglio custoditi dalle possenti mura del complesso benedettino risalente al X secolo, ci sono ben tre chiostri, un’autentica oasi di pace nel centro storico della città, accessibili sulla destra dell’uscita della chiesa. 
Appena entrati, ciò che colpisce è il silenzio. La regola benedettina accoglie i visitatori: “Ora et labora” leggiamo lungo la parete del primo chiostrodetto di San Giovanni o della Porta, che è in realtà il più recente. Edificato tra il 1537 e il 1538, presenta un porticato a colonne ioniche, una fontana centrale inaugurata nel 1589 e resti di affreschi del tardo ‘500, come quelli di Leonardo da Monchio ed Ercole Pio, datati 1579. 
Una porta sulla destra ci fa accedere alla Biblioteca Monumentale, divisa in tre navate, con due file di cinque colonne ioniche che reggono, coi muri perimetrali, il soffitto composto di diciotto volte a tutto sesto. Strabiliante il programma pittorico dall’Abate Stefano Cattaneo da Novara, che comprende 5 carte geografiche, la genealogia di Cristo e 3 cronologie, 4 spazi con illustrazioni delle costruzioni archetipiche dell'Antico Testamento, la celebrazione della vittoria di Lepanto, la decorazione delle volte a grottesche e quella delle lunette sopra le due porte.
Sotto la loggia del chiostro successivo, il più antico e non a caso detto del Capitolo, si apre la sala capitolare.
Il più grande dei tre è però il Chiostro di San Benedetto, costruito tra il 1508 e il 1512 e caratterizzato da un’elegantissima linea che dà un senso di leggerezza al portico di 36 colonne, ognuna delle quali separata dalla successiva da 26 tondini con figure di santi realizzate Giovanni Battista Merano e Tommaso Aldrovandini a fine ‘600. 

Monastero di San Giovanni Evangelista credit Visit Emilia

Badia di Santa Maria della Neve a Torrechiara
E' stata fondata da Pier Maria Rossi nel 1471 attorno alla preesistente chiesa dedicata alla Madonna della Neve. 
I capitelli del chiostro quattrocentesco richiamano quelli presenti nel cortile d’onore del vicino castello, mentre la campana originaria di “magister Antonius” e una formella in cotto con la Flagellazione, tratta da un marmo dell’Amedeo (1481-84), offrono piacevoli inquadrature tra le armoniose arcate del perimetro quadrangolare.  
Qui, un passo dopo l’altro, si può sbirciare negli ambienti che le pareti lasciano intuire: tra essi, un piccolo oratorio impreziosito con affresco raffigurante la Madonna col Bambino in Mandorla.  

Chiostro di Santa Maria delle Neve Torrechiara PR foto di Guido Barbi credit Visit Emilia

PIACENZA

Chiostri della Chiesa di San Sisto a Piacenza
In questo itinerario alla ricerca dei luoghi del raccoglimento, meritano una menzione i chiostri della Chiesa di San Sisto - carissima ai Farnese e custode del monumento funebre a Margherita d’Austria e di una copia della celeberrima Madonna Sistina di Raffaello, il cui originale venne venduto nel 1754 ad Augusto III re di Polonia. 
Insigne tempio rinascimentale e opera prima di Alessio Tramello, il chiostro si presenta allo sguardo dei visitatori che attraversano il portone di ingresso come un ampio triportico con ventuno arcate a pieno centro sostenute da colonne in granito; sopra le arcate sono ancora visibili antichi medaglioni affrescati, che raffigurano diciotto immagini di imperatori e abati.

Chiesa di San Sistoa Piacenza foto di Dassoni credit Visit Emilia

Abbazia di Chiaravalle della Colomba ad Alseno
E' stata fondata all’incirca nel 1136 dallo stesso San Bernardo, che fu l’ultima guida di Dante in Paradiso, offrendo così uno spunto per una visita in onore dei 700 anni dalla morte del Sommo Poeta; è inoltre inserita nei due Itinerari Culturali del Consiglio d'Europa "Via Francigena" e "Route Européenne des Abbayes Cicterciennes".
L’integrità mantenuta dal trecentesco chiostro quadrato che costituisce il cuore della struttura – il cui nome deriva dalla leggenda secondo la quale fu una bianca colomba a delineare con delle pagliuzze depositate davanti ai monaci il perimetro della futura costruzione - permette di apprezzarne la qualità architettonica, decorativa e mistico-simbolica tipica del medioevo e soprattutto l’affascinante armonia delle parti.
Magistrali sono i raccordi e i ritmi contrappuntati di elementi che si moltiplicano per combinarsi in un tutt’uno di sublime coerenza: le simbologie cifrate si insinuano nelle 24 partizioni a quadrifora, così come nelle 96 arcatelle ogivali, nelle 130 colonnine binate in marmo rosa di Verona, nei 20 speroni a contrafforte avanzati e nella cornice ad archetti e tortiglione.
Specie alla luce di alcune precise ore del giorno, una passeggiata lungo i 40 metri dell’anello claustrale evoca un passato di meditazione monastica favorita dal contrasto tra rigore esistenziale e splendore artistico, qui sintetizzato in dettagli come le colonne ofitiche, i capitelli figurati o le figure telamoniche agli angoli interni del portico.  

Abbazia di Chiaravalle della Colomba foto Perazzoli credit Visit Emilia 

Abbazia di San Colombano a Bobbio
Addentrandosi in Val Trebbia merita una visita il complesso dell’Abbazia di San Colombano, nota soprattutto come fonte d’ispirazione - con il suo Scriptorium, oggi purtroppo in gran parte disperso - per “Il nome della Rosa” di Umberto Eco. 
Fu uno dei più importanti centri monastici d'Europa durante il Medioevo, l'ultimo fondato in Italia da San Colombano nel 614 e ancora oggi cuore pulsante, dal punto di vista culturale, del borgo.  

Abbazia diSan Colombano a Bobbio Piacenza credit VisitEmilia 

REGGIO EMILIA

Chiostri di San Pietro a Reggio Emilia
C’è la mano inconfondibile di Giulio Romano in questo meraviglioso esempio di complesso monumentale del Rinascimento, nel centro storico di Reggio Emilia. 
Dei due chiostri, recentemente magistralmente restaurati, attorno ai quali si articola la struttura, il più piccolo – forse ideato da Alessio Tramello - è un trionfo di volte a botte e cupolette angolari, bifore, timpani e lesene scanalate. Le colonnine binate in marmo rosso e bianco del Clemente e le decorazioni murarie del Moresino completano il colpo d’occhio di questa oasi di pace che favorisce un senso di estrema lontananza dall’incombente caos cittadino.  
Alla sua raffinatezza da miniatura emiliana, si contrappone armoniosamente l’imponenza scultorea tardo manierista del chiostro grande. La cifra stilistica di Giulio Romano permea un ambiente perimetrato popolato da colonne ioniche alternate da aperture archivoltate a bugnato, finestre timpanate e nicchie con statue secentesche di santi dell’ordine benedettino. 
Oggi un percorso poliedrico, uno spazio espositivo, un centro culturale di rilievo internazionale e luogo di partecipazione e confronto, di socialità e innovazione aperta; luogo anche di co-Work con comode postazioni progettate per fornire spazio e servizi informatici, tecnologici e momenti di pause con uno spazio food e caffetteria. 

Chiostro piccolo Chiostri di San Pietro a Reggio Emilia credit Visit Emilia

Convento di San Domenico a Reggio Emilia
Tra i più antichi luoghi di devozione della città, il convento venne  costruito tra il 1233 e il 1236 sull’onda dell’entusiasmo suscitato nella popolazione dalla predicazione di fra Giacomino da Reggio.  
Adibito già nel tempo a caserma, poi a Deposito Stalloni, e a istituto per l’incremento ippico dell’esercito, il complesso cela nel proprio ventre due chiostri che conservano nel loro aspetto l’aura di una storia originalissima.
Sul più grande, edificato nel corso del XVI secolo, si affacciavano le celle dei frati, mentre nel chiostro piccolo, dominato dalla fiancata dell’antica chiesa dominicana, il passato si incontra col contemporaneo della scultura “Less Than” di Robert Morris. 
Nel passaggio fra il primo e il secondo cortile, due lunette lasciano intuire la presenza di dipinti a fresco seicenteschi raffiguranti “Cristo e una santa Domenicana” e “la Madonna con alcune Domenicane”. 
L’ala sud dei chiostri è oggi adibita a spazio espositivo, mentre il primo piano è sede dell’Istituto Musicale A. Peri, le cui note rendono ancora più suggestiva l’atmosfera che accoglie chi entra nel chiostro.

 Chiostro San Domenico Morris Visit Emilia