A spasso tra Valli e Borghi di Emilia

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A spasso tra Valli e Borghi di Emilia

Scopri, passo dopo passo, le meraviglie nascoste tra le Valli e i Borghi di Piacenza, Parma e Reggio Emilia.

Valle Tribolata (Piacenza)
Vero paradiso per qualsiasi geologo degno di questo nome, la Valle Tribolata è uno scorcio di paesaggio lunare tra la Val Nure e la Val d’Aveto.
I pinnacoli e gli ammassi di rocce frutto dell’erosione meteorica nascondono la realtà di un’origine vulcanica sottomarina: dove ora a dominare sono le sensazioni dettate da scenari extraterrestri, un tempo, a sommergere anche solo l’idea della montagna, era un oceano che separava due placche continentali e foderava nella sua placenta oscura e salata tanto l’Appennino quanto le vette che oggi fissano l’Italia dall’alto.
La curiosità per esperti del settore riguarda la morfologia sferoidale mantenuta dall’unità tettonica alloctona.
Da non perdere: anche in questo caso, è d’obbligo alternare il viaggio alla scoperta delle origini del pianeta con una sosta per lasciarsi conquistare dalle specialità a base di funghi porcini, protagonisti assoluti di molte ricette tipiche della cucina piacentina, come nei sughi e condimenti di tortelli, chicche della nonna, tagliatelle e gnocchi.

I mulini della Val Tidone e il Giro del Postino (Piacenza)
Camminando lungo il Sentiero del Tidone pare quasi che il percorso racconti la tradizione dei mugnai.
Camminando tra gli antichi mulini che si susseguono lungo il corso del torrente omonimo ben si intende l’importanza dell’attività molitoria di cui queste strutture, risalenti generalmente intorno al XV secolo, sono oggi il simbolo silenzioso. Dei circa 50 che si incontrano sulla strada, quello del Lentino ospita un museo visitabile su prenotazione.
A proposito di antichi mestieri, chi affronta il “Giro del Postino” nella verdeggiante e selvaggia Val Boreca non può non immedesimarsi coi portalettere che con senso del dovere scarpinavano per assicurare la corrispondenza a borghi come Artana, Bogli, Suzzi, Pizzonero e Belnome, allora non raggiunti da strade carrabili.
Da non perdere: Se i vini DOC dei Colli Piacentini sono il perfetto abbinamento con un tour tra le macine della Val Tidone, i tradizionali pin – gnocchetti a base di erbette e ricotta – forniscono l’apporto calorico necessario per affrontare la prossima salita.


Val Manubiola (Parma)
Dalla Val Taro, nei pressi di Ghiare di Berceto, si sale in un paesaggio dapprima brullo e scosceso, caratterizzato da rocce nude e sporgenti. La valle si fa poi via via più verde e dolce fino ad arrivare a rigogliosi boschi di castagni che avvolgono i borghi di Bergotto e Corchia che segna la fine della strada carrabile.
La Val Manubiola vanta uno degli affreschi ambientali più suggestivi dell’Appennino Tosco-Emiliano.
Abbastanza appartata ma affatto nascosta, la valle offre una sorprendente varietà di paesaggi che include il Groppo Maggio con le sue antiche Miniere di Rame e il Groppo dell’Asino, visioni di tutti i giorni per chi, un tempo, lavorava e viveva in questi luoghi collegati da sentieri, mulattiere e piccole strade.
Da visitare, a Corchia, il Museo dedicato al pittore Martino Jasoni, come tanti emigrante a New York e poi ritornato nella sua valle.
Da non perdere: Parte della zona IGP del fungo porcino di Borgotaro, la Val Manubiola è il contesto ideale per assaporare i tradizionali piatti a base di funghi porcini e castagne ma anche per scoprire il gusto tipico della pizza al testo (antico strumento di cottura tipico della vicina Lunigiana) che trova nel paese medievale di Corchia una straordinaria interpretazione.

Roccaferrara (Parma)
Una volta raggiunto il parcheggio sotto il borgo, le gambe diventano l’unico mezzo possibile per raggiungere Roccaferrara Superiore, uno di quei luoghi preziosi custoditi dal Parco dei Cento Laghi, dove natura e pietra si intrecciano con la storia.
Camminare lungo il selciato significa ripercorrere una vicenda che affonda le proprie radici nel XIII secolo e si lega al nome della famiglia Rossi, la quale certamente non avrebbe mai immaginato il destino di spopolamento di un paese che oggi si riempie di vita con la bella stagione, che è appunto il momento ideale per avventurarsi in una facile passeggiata tra le architetture tradizionali e provare a immaginare la vivace atmosfera contadina dei tempi andati.
Da non perdere: inutile dire che, trovandosi da queste parti, sarebbe un peccato non cogliere l’occasione per una visita a Corniglio, centro montano tra la Val Parma e la Val Bratica, considerato un bijoux per il castello del XIII secolo e la Chiesa dell’Assunta.

Val Tassobbio (Reggio Emilia)
Chi non ha fretta e concepisce un’escursione come l’occasione per cogliere i dettagli di un ambiente dominato dalla biodiversità è destinato a lasciare il cuore nel mosaico della Val Tassobbio, dove, in circa 100 Km2 di territorio nell’Appennino Tosco-Emiliano, diverse colture convivono con boschi, cascate e improvvisi lampi panoramici.
Le passerelle che permettono di attraversare il torrente da cui la valle prende il nome fanno parte di un’esperienza unica, nel corso della quale è possibile ammirare la gran quantità di opifici idraulici ormai in disuso che motivano però la fama di “Valle dei Mulini” un tempo attribuita all’area, intercettata anche dalla Via Matildica del Volto Santo.
Da non perdere: La meta indispensabile della Val Tassobbio è il Castello di Sarzano, sistema fortilizio del XV secolo a doppia cinta muraria, con tre cortili, mastio e torre quadrata. E quando la fame morde, ogni posto è buono per provare i tortelli verdi reggiani, ripieni di erbe, ricotta e formaggi.

Il Monte Cusna (Reggio Emilia)
Il Gigante, l’Uomo Morto o il Dormiente: in qualunque punto dell’immaginario popolare si voglia porre l’accento, il profilo della cima del Monte Cusna è una delle più imponenti suggestioni naturali del Parco Regionale dell’Alto Appennino Reggiano.
Per raggiungerlo si parte da Febbio e ci si inoltra lungo un sentiero che si insinua negli splendidi colori di un bosco a faggeto per poi sfociare nella valle glaciale del Passone.
Da qui, si intravede la croce a canne d’organo in cresta che risuona grazie al senso musicale del vento ma che è solo una tappa sul cammino per la vetta, alla quale si giunge conquistando il Monte La Piella e aggirando il Sasso del Morto.
Da non perdere: arrivati fin quassù, a oltre 2mila metri, dopo circa 3 ore e mezza di cammino, la ricompensa immediata e impareggiabile è lo straordinario tramonto in quota, che si gode ancora meglio optando per una discesa a piedi nell’orario in cui il sole si ritira nel suo morbido letto rosa.