Lasciati abbracciare dall'Appennino

Nature
18/06/2020 - 30/09/2020

Lasciati abbracciare dall'Appennino

Vivi l'Appennino di Parma, Piacenza e Reggio Emilia.

Lasciati abbracciare dalla natura e vieni a vivere le valli, le terme, i laghi e i sentieri di Emilia, nei territori di Parma, Piacenza e Reggio Emilia.
Sentieri trekking, percorsi MTB e piste ciclabili, passi appenninici, itinerari di pellegrinaggio sono solo alcune delle esperienze che ti aspettano lungo le nostre fresche ed accoglienti valli: dalla Valle per eccellenza, quella del grande Fiume Po, ora riserva MAB Unesco, ai vini e colline della Val Tidone e Val Luretta per poi passare alla nota Val Trebbia, ai mille sentieri della Val Nure, alla Val Chero e alla Val d'Arda, valle di castelli, storia e relax.
Le Valli Ceno e Taro, quest'ultima culla del fungo porcino più famoso, sono gemelle, figlie dello stesso monte, la Val Parma porta ai “cento laghi” e la Val Baganza segna il corso della Via Francigena.
La Val d'Enza e la Val Secchia ci conducono invece alle vette più alte del Parco Nazionale dell' Appennino Tosco Emiliano – Riserva MAB Unesco.

Lasciati abbracciare dalla Natura di Emilia è un progetto di promozione turistica che ti aspetta ogni settimana e per tutta l'estate sul tuo quotidiano locale preferito.

UNO, DUE, TREKKING: UN DEDALO DI ITINERARI PER ESCURSIONI ESTIVE VERSO I DELIZIOSI LAGHI DELL'AREA DI PARMA, PIACENZA E REGGIO EMILIA, TRA I COLLI PIACENTINI E L'APPENNINO TOSCO-EMILIANO

Laghi del Sillara (Parma)
Immediatamente sotto la cima più alta dell’Appennino Parmense che presta loro il nome, i Laghi del Sillara sono la meta ideale per un’esperienza di trekking estivo di una giornata alla scoperta dei gioielli "glaciali" tra Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano e Parco Regionale dei Cento Laghi.
Come spesso accade, a rendere unica l’escursione è in realtà la camminata nel suo insieme che, partendo da Pratospilla, incontra in sequenza una serie di specchi d’acqua di origine glaciale, come il lago Ballano e il lago Verde (1500 m s.l.m), dove i faggi sono il preludio alla suggestiva alternanza cromatica di boschi e prati di mirtilli che accarezza gli occhi fino ai veri e propri Laghi gemelli del Sillara, a 1730 metri di altitudine. Da qui, è possibile salire fino alla vetta per godere di una vista che spazia dalla Lunigiana alle Alpi Apuane, fino al mare.
Da non perdere le specialità a base di funghi porcini.
Info: www.parchidelducato.it

Lago Bino e Moo, Lago Nero, Lago di Trebecco e Diga del Molato (Piacenza)
I piedi sono il mezzo di locomozione tradizionale per percorrere il Sentiero del Tidone, nell’area dei Colli Piacentini. Quando il Po si allontana, a diventare protagonista è il torrente che dà il nome alla valle: risalendolo in direzione della sorgente, ci si imbatte nella Diga del Molato, imponente opera terminata nel 1928 che ha generato il Lago di Trebecco, bacino artificiale lungo 2,5 km. Tra le camminate da prendere in considerazione per una giornata di trekking targata Piacenza, meritano una menzione quelle in Val Nure verso il verdissimo Lago Nero – di origine glaciale – e alla volta del piccolo ma affascinante Lago Moo e del Lago Bino, straordinaria opera della natura, che lo ha diviso in due, decorando in estate la più grande delle porzioni con una meravigliosa pennellata di ninfee gialle. La camminata tra i meravigliosi specchi d’acqua aumenta l’appetito, che può essere soddisfatto assaporando i gustosi salumi DOP piacentini (coppa, pancetta e salame) e altre prelibatezze norcine come la mariola, presidio Slow Food.

Lago di Calamone e Lago della Bargetana (Reggio Emilia)
Il trekking nel reggiano non può prescindere dalla gita al Lago di Calamone, autentica perla d’acqua in un’area oltre i 1300 metri di quota, punteggiata da gigli, orchidee e primule e dominata dal Monte Ventasso e dalla sua corte di faggi e conifere. Creato da esarazione glaciale e conosciuto fino al XIX secolo col nome della vetta che lo sovrasta, il lago fu per centinaia di anni al centro della leggenda – facilmente sfatata nel 1762 niente meno che dal biologo Lazzaro Spallanzani - che lo voleva comunicante con gli abissi marini. Nella conca del Monte Prado, vale invece la pena di dedicare un giorno al Lago della Bargetana, silenziosa attrazione principale di un luogo incontaminato e circondato da uno degli angoli panoramici più suggestivi del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, con vista sul Monte Cusna. Da non perdere i piatti a base di funghi porcini - cucinati dalla maggior parte dei ristoratori e rifugi della zona - di cui è possibile assaporare tutte le sfumature. 

IN BICI LUNGO IL GRANDE FIUME

Su due ruote lungo il Po, dal Lido di Boretto a Brescello (Reggio Emilia)
Per scoprire luoghi affascinanti del fiume Po in bici, si può partire dal Lido di Boretto, luogo strategico per scoprire il territorio emiliano e dove si possono noleggiare le bici. Qui c’è il Porto Turistico Fluviale Regionale, situato nel tratto centrale del Grande Fiume, che attraversa tutta la regione. È dominato da un imponente complesso di archeologia industriale. E si trova direttamente a ridosso dell’argine maestro su cui scorre la SS. 62 della Cisa, che lo divide dal centro storico del paese.
Dalla zona portuale, seguendo la ciclabile sulla destra della strada principale, si devia verso il fiume e si raggiunge il tratto che conduce verso le foci dell’Enza.
All’altezza dell’osteria Lido Enza si pedala su un viale alberato e asfaltato e si procede dritti per il centro di Brescello, il paese di “Camillo e Peppone".
Non possono mancare in zona le visite ai luoghi di produzione dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia.

Nella Bassa Parmense si pedala nell’anima della natura del Po (Parma)
Seguire il Grande Fiume in bicicletta è entrare in un universo di storie, che raccontano l’identità dell’Emilia.
Dall’Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense (PR) – dove si possono noleggiare le bici - parte un itinerario di 15 km nella natura del Po.
Si pedala tra pioppeti, tratti ciclabili e strade a basso traffico fino a superare l’Ongina e raggiungere il “Parco di Isola di Giarola e del Lancone” dove ammirare la vegetazione e gli uccelli acquatici.
Passando attraverso la “Po forest” (la golena dell’azienda dove vivono bradi i maiali neri), si torna all’Antica Corte Pallavicina dove si può visitare il Museo del Culatello e del Masalen con la famosa cantina dei culatelli, la più antica del mondo.
Da non perdere un piatto di culatello con un bicchiere di vino Fortana.

La Via Po. Isola Serafini e Parco di Isola Giarola (Piacenza)
La Via Po è un percorso ciclo-turistico di 110 Km che, nel Piacentino, segue l’argine maestro di destra del Po, dal confine con la provincia di Pavia al confine con quella di Parma, lambendo la città di Piacenza e permettendo da una prospettiva rialzata di avere uno sguardo differente sulla realtà della Bassa.
Lungo il Po merita una sosta Isola Serafini (PC), l'unica abitata del Grande Fiume, dove la conca recentemente inaugurata consente alle imbarcazioni di proseguire la navigazione fino al delta.
L’immersione nel paesaggio fluviale è possibile tramite escursioni, oltre che in bicicletta, anche a piedi ed in barca e tramite ed altre attività organizzate in collaborazione con il Parco Adda Sud.
Altra tappa da non perdere è il Parco di Isola Giarola (PC), dove il lago venutosi a creare modellato dall’intervento dell’uomo incontra la flora tipica del territorio. Le ninfee e le castagne d’acqua punteggiano il lago, le cui rive pullulano di olmi e pioppi.
I percorsi in bicicletta, che è possibile noleggiare in loco, conducono alla scoperta del Parco e delle rive del lago, a stretto contatto con la fauna che contraddistingue la zona: le acque sono popolate da trote, pesci gatto, storioni e lucci, mentre sulle rive si possono scorgere anatre, aironi, cigni e persino conigli selvatici.
Durante la visita nei territori piacentini che si appoggiano al grande fiume non può mancare l’incontro con sapori tipici come quelli del cacio del Po e dei formaggi DOP Piacentini, dal celebre Grana Padano al provolone Val Padana.
Da non farsi scappare l’incantevole Castello di San Pietro in Cerro, immerso nel verde, che al suo interno conserva meravigliosi tesori antichi e moderni , come quelli custoditi nella Sala Museo delle Armi e nel MIM, Museum in Motion, collezione di oltre millecinquecento opere di maestri contemporanei, italiani e stranieri, esposta a rotazione.

LE PIETRE PANORAMICHE DELL'APPENNINO

Groppo del Vescovo (Parma)
Sul confine tra Emilia e Toscana, diviso tra Berceto (PR) e Pontremoli (MS), si trova Groppo del Vescovo, formazione facilmente distinguibile, visibile sia dal crinale che dalle zone sottostanti, dove i detriti calcarei della montagna si sono depositati con il passare degli anni.
Il percorso più noto (della durata di 1 ora e 30 minuti circa), praticabile a piedi o in mountain bike, ha inizio dal Passo del Cirone e tocca Groppo del Vescovo, dove ci si può emozionare davanti al panorama che svela anche il Passo della Cisa.
Chi giunge da queste parti, non può assolutamente lasciarsi sfuggire l’occasione di effettuare una deviazione verso Sesta Inferiore, noto anche come il paese dipinto. È un vero e proprio museo all’aperto tra le cime appenniniche e il torrente Parma, che l’artista Walter Madoi ha eletto a tela diffusa per la realizzazione delle sue opere sui muri esterni delle abitazioni e di uno strabordante ciclo della Crocifissione, concentrato nella chiesa del borgo.

Pietra Parcellara e Pietra Perduca (Piacenza)
In Val Trebbia, la Pietra Parcellara e la Pietra Perduca sono mete di rude bellezza, collegate tra loro da un sentiero sul versante meridionale. Sul confine dei comuni di Travo e Bobbio, la prima si sporge bruscamente dalla collina, distinguendosi per morfologia e imponenza. Ai piedi del masso roccioso, l’Oratorio della Madonna di Caravaggio inaugura il percorso che conduce alla cima, dalla quale si osserva il panorama morbido della vallata. Simile per conformazione, la Pietra Perduca è nota per la chiesa eremitica e per le particolari vasche di tritoni scavate nella roccia. Il mistero che circonda uso e origine di queste strane fosse ha dato vita a numerose leggende e alla nomenclatura popolare di “letti dei santi”.
Da non perdere in zona, il Villaggio Neolitico di Travo – con insediamenti risalenti a 6000 anni fa - e le Cascate del Perino, spettacolare tuffo d’acqua del torrente in una gola di roccia calcarea che vale da solo un’escursione in questo angolo di Appennino Piacentino.

Pietra di Bismantova (Reggio Emilia)
Sull’altopiano dell’Appennino Reggiano, si erge solitaria la Pietra di Bismantova: non è difficile credere che Dante sia stato ispirato dalla vertiginosa visione dal basso delle sue pareti per la descrizione del Monte del Purgatorio.
Sono da sempre numerosi gli appassionati di arrampicata e di escursioni che visitano questo luogo così possente: il percorso verso la cima è facilmente accessibile, grazie al sentiero in terra battuta e una pendenza costante che rendono l’ascesa piacevole. Durante il tragitto, è possibile osservare da vicino una flora caratteristica fatta di arbusti e zone boschive che proseguono fino alla cima. Giunti in vetta, si profilano all’orizzonte alcune delle più importanti cime dell’Appennino Tosco-Emiliano, come i monti Cimone, Ventasso, Cusna e l’Alpe di Succiso.Da non perdere, proprio ai piedi della Pietra, incastonato nella roccia l’eremo di Bismantova, costruito nel XVII secolo, già custodito dai Benedettini, ora santuario mariano diocesano, dove nella sagrestia sono conservati affreschi risalenti al XV secolo, fra questi si trova la Madonna di Bismantova a cui l’Eremo è dedicato. Attorno a Castelnovo Monti si possono incontrare diversi caseifici del prelibato Parmigiano Reggiano di Montagna.

TRE PASSI SULL'APPENNINO

Passo Cento Croci (Parma)
Curve, tornanti, salite e discese incastonate in uno scenario naturale che alterna distese verdissime a pietra arenaria fanno dell’itinerario che conduce a Passo Cento Croci un percorso amatissimo da ciclisti e mototuristi ma anche dalle famiglie alla ricerca di una meta per una gita in macchina fuori dalle solite rotte. Circondato dai profumi dell’enogastronomia locale e avvolto dalle leggende della Val di Taro (PR), il tragitto offre molteplici spunti per approfondire il territorio. Nei dintorni del valico che, a 1055 metri, unisce la provincia di La Spezia e il comune di Albareto (PR), si trovano infatti Tarsogno (con la curiosa costruzione a forma di nave, un tempo adibita a dancing), Bardi e Bedonia, in un crocevia di strade e scavallamenti adatti a escursionisti di ogni livello. Curiosità: al passo impressionante pala eolica.

Passo Santa Barbara (Piacenza)
Dire che tutte le strade portano a Passo Santa Barbara (PC) non è esagerato. Alla statua dell’Angelone si può arrivare da tre versanti, percorrendo itinerari che conducono a quella che, tra i patiti di bici e motocicletta, è considerata all’unanimità una delle più suggestive salite del piacentino. Un’alternanza di tratti agevoli e strappi impegnativi caratterizza l’ascesa da Perino, mentre un paesaggio dai contorni morbidi si tuffa nel bosco seguendo il tragitto da Pradovera. Anche da Bobbio, a una partenza piuttosto facile segue un rapido aumento della pendenza, che arriva fino al 17%. In questo caso, l’arrivo non è Passo Santa Barbara ma la vicina Sella dei Generali, splendido alpeggio che stupisce per una natura dal fascino alpino, apparentemente fuori contesto nel mezzo dell’Appennino. Chi passa da Grazzano Visconti (PC) si immerge nell’affascinante cultura che prende vita tra le mura delle principali attrazioni come il Castello e la Cortevecchia. Passeggiando per il paese numerose chiese costeggiano le strade e il fruscio delle fontane riempie le piazze. Per chi desidera fermarsi per un pasto, la torta di patate è la regina indiscussa delle tavole in particolare della Val Nure.

Passi di Pradarena e del Cerreto (Reggio Emilia)
La Spalla del Gendarme è l’imponente costruzione della natura che domina le rocce e i boschi caratteristici del panorama di confine tra l’Emilia Romagna e la Toscana che distingue il tragitto tra il Passo della Pradarena e il Passo del Cerreto (RE). Qui, all’incrocio tra riserve naturali statali e il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, le moto e le biciclette costeggiano i magnifici laghi cerretani, di origine glaciale.
Chi preferisce affidarsi ai piedi può forse godere con calma ancora maggiore dei sentieri che si insinuano nelle foreste per poi sbucare in spettacolari praterie d’alta quota. Considerato uno dei più belli d’Italia, il Passo del Cerreto offre un panorama straordinario sul Monte Nuda, sulla foce del Secchia e sulla dilagante distesa boschiva che immerge il paesaggio. In questo luogo mozzafiato è possibile concedersi un pasto gustoso a base di funghi porcini, da assaporare fritti oppure come condimento per le paste fresche.

UNA GIORNATA AL RIFUGIO

Rifugio Mariotti al Lago Santo (Parma)
Dedicato a una storica figura della città di Parma, il Rifugio Mariotti di Corniglio (PR) è una costruzione in pietra che si candida a luogo perfetto per chiunque voglia trovarsi a stretto contatto con lo specchio d’acqua di origine glaciale più vasto della regione. Per la sua posizione a 1.507 metri d' altitudine nella parte occidentale del Parco nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano, il Lago Santo esercita un richiamo irresistibile in quanti sono alla ricerca di un posto del cuore dove oziare, pescare (con licenza) e perfino immergersi sotto ghiaccio in inverno. Ma il rifugio, raggiungibile anche in seggiovia da Lagdei, con servizio cucina, 2 sale di accoglienza, 4 bagni e 42 posti per il pernottamento, è di per sé un punto di riferimento per gli escursionisti, che da qui possono raggiungere il Monte Marmagna e il Monte Orsaro. Anche il rifugio Lagdei offre servizio di ristorazione e pernottamento oltre ad un punto informativo del Parco. A poca distanza, il Rifugio Lagoni, sulle rive degli omonimi laghi, completa la triade dell’ospitalità nei rifugi dell’alta Val Parma.
Da non perdere: una sosta è d’obbligo per provare i tortelloni fritti di patate e porri, vera leggenda tra i buongustai d’alta quota.

Rifugio Parco Monte Moria (Piacenza)
Al rifugio nel cuore del Parco Provinciale del Monte Moria si arriva in auto per poi dimenticarsi perfino di avere un’automobile. Il fascino dell’ambiente, esteso su una superficie di circa 1000 ettari nei comuni di Morfasso e Lugagnano, lancia naturalmente un incantesimo che imprigiona negli occhi e nel cuore un patrimonio boschivo dominato dalle curiose forme degli esemplari centenari di castagneti da frutto. Ginestre, ginepri e faggi si disperdono nell’area, famosa per un sottobosco ricco di funghi. La tappa immancabile al termine o nel mezzo di ogni escursione naturalistica tra le morbide linee del Monte Croce dei Segni e i panorami regalati dal crinale di Monastero, è ovviamente il rifugio, confortevole luogo di ristoro prima della ripartenza.
Da non perdere: se i calanchi dell’area del Piacenziano (Parco Regionale dello Stirone e del Piacenziano) sono un piacere per la vista, senza contare i ritrovamenti fossili tra cui la balena conservata al Museo Geologico Cortesi di Castell'Arquato, al palato interessa forse di più un tour nella pasta fresca piacentina, che ha nell’anolino della versione valdardese (di solo formaggio senza carne) una delle massime sue innumerevoli espressioni .

Rifugi alpini (Reggio Emilia)
Con circa mille anni di storia, si può dire che l’Ospitale San Leonardo al Dolo abbia più esperienza di qualsiasi hotel stellato. A piedi, immergendosi nella natura del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, in mezz’ora si può raggiungere il rifugio dal paese di Civago. L’antica Via delle Forbici ha lasciato il posto a un sentiero che lambisce questo piccolo gioiello alpino in pietra, dove è possibile lavarsi, dormire e soprattutto mangiare. Non lontano, tra i boschi di faggi e quelli che un tempo erano pascoli, si trova invece il Rifugio Battisti, posto tappa dell’Alta Via dei Parchi, da cui godere di splendidi panorami e partire alla conquista delle cime del Prado e del Cusna.
Da non perdere: a 30 minuti dal Battisti e a 15 dal rifugio alpino Bargetana, a 1740 metri nel comune di Ligonchio, l’incantevole lago che dà il nome a quest’ultimo è una cartolina liquida da contemplare preferibilmente dopo aver gustandoto le torte caserecce e le crostate con i frutti di bosco delle strutture.

L'AVVENTURA EMILIANA A MISURA DI BAMBINO

Forestavventura (Parma)
Sotto le vette e tra i boschi del Parco Regionale dei Cento Laghi, Forestavventura è un assaggio di adrenalina in totale sicurezza a Pratospilla (PR).
Oltre ai percorsi studiati per tre livelli di difficoltà, con prove adeguate alla diversa preparazione degli aspiranti Tarzan - tra tronchi oscillanti, travi e il volo finale su una delle più lunghe tirolesi d’Italia – il Parco propone anche escursioni naturalistiche guidate e rilassanti passeggiate in famiglia.
Per chi ai piedi preferisce i pedali, il sellino e le due ruote, è inoltre disponibile un servizio di noleggio mountain bike.
Da non perdere, per chi dopo l’attività fisica vuole concedersi un buon pasto, i piatti a base di funghi porcini.

Parco Avventura Val Trebbia (Piacenza)
Crocevia di sentieri ai piedi del Monte Tre Abati, il Parco Avventura Val Trebbia è un florilegio di percorsi acrobatici tra gli alberi nell’area naturale di Coli (PC).
Se il canyoning tra le gole e il kayak nei meandri della Val Trebbia sono attività per temerari con un certo grado di esperienza alle spalle, gli itinerari in quota si rivelano invece adatti a chiunque.
Una fitta pineta è il rifugio per gli avventurieri della foresta, che possono divertirsi con passerelle, ponti di corda e teleferiche su una via pensata per bambini a partire dai 4 anni e 100 cm di altezza o su tre diverse varianti alla portata di ragazzi e adulti a partire dai 140 cm di altezza. L’equipaggiamento e l’assistenza di istruttori professionali garantiscono una straordinaria esperienza fisica ed emozionale.
Non molto distante troviamo Bobbio, affascinante borgo medievale, dove gustare, oltre alle specialità enogastronomiche piacentine, i tipici maccheroni bobbiesi.

Parco Avventura Cerwood (Reggio Emilia)
Il centro di educazione all’ambiente e alla sostenibilità è una virtuosa parentesi didattica all’interno di quello che è il parco avventura più grande d’Italia. Presentandosi come “Un bosco di emozioni”, Cerwood non tradisce le aspettative grazie a 27 percorsi sospesi tra i faggi secolari di Cervarezza Terme (RE).
I moschettoni intelligenti consentono di approcciare tutte le sfide con la garanzia della piena sicurezza: discese in zipline, passaggi da un albero all’altro e ponti tibetani perdono così la connotazione di pericolo per concentrarsi sul divertimento. Ciò non significa che non serva coraggio. Dopo aver superato le prove contrassegnate da diversi colori, i più audaci si trovano di fronte al Percorso Impossibile e alla Grande Tirola, famosa per la discesa di 100 metri in carrucola. A conclusione del divertimento ci si può concedere un momento di relax alle adiacenti terme di Cervarezza, dove godersi vari trattamenti che impiegano le preziose acque sulfuree sgorganti nei pressi dello stabilimento termale.

LUOGHI E BORGHI, PASSO DOPO PASSO

Roccaferrara (Parma)
Una volta raggiunto il parcheggio sotto il borgo, le gambe diventano l’unico mezzo possibile per raggiungere Roccaferrara Superiore, uno di quei luoghi preziosi custoditi dal Parco dei Cento Laghi, dove natura e pietra si intrecciano con la storia.
Camminare lungo il selciato significa ripercorrere una vicenda che affonda le proprie radici nel XIII secolo e si lega al nome della famiglia Rossi, la quale certamente non avrebbe mai immaginato il destino di spopolamento di un paese che oggi si riempie di vita principalmente d’estate. Ed è appunto la bella stagione il momento ideale per avventurarsi in una facile passeggiata tra le architetture tradizionali e provare a immaginare la vivace atmosfera contadina dei tempi andati.
Da non perdere: inutile dire che, trovandosi da queste parti, sarebbe un peccato non cogliere l’occasione per una visita a Corniglio, centro montano tra la Val Parma e la Val Bratica, considerato un bijoux per il castello del XIII secolo e la Chiesa dell’Assunta.

I mulini della Val Tidone e il Giro del Postino (Piacenza)
Camminando lungo il Sentiero del Tidone pare quasi che il percorso racconti la tradizione dei mugnai. Camminando tra gli antichi mulini che si susseguono lungo il corso del torrente omonimo ben si intende l’importanza dell’attività molitoria di cui queste strutture, risalenti generalmente intorno al XV secolo, sono oggi il simbolo silenzioso. Dei circa 50 che si incontrano sulla strada, quello del Lentino ospita un museo visitabile su prenotazione.
A proposito di antichi mestieri, chi affronta il “Giro del Postino” nella verdeggiante e selvaggia Val Boreca non può non immedesimarsi coi portalettere che con senso del dovere scarpinavano per assicurare la corrispondenza a borghi come Artana, Bogli, Suzzi, Pizzonero e Belnome, allora non raggiunti da strade carrabili.
Da non perdere: Se i vini DOC dei Colli Piacentini sono il perfetto abbinamento con un tour tra le macine della Val Tidone, i tradizionali pingnocchetti a base di erbette e ricotta – forniscono l’apporto calorico necessario per affrontare la prossima salita.

Il Monte Cusna (Reggio Emilia)
Il Gigante, l’Uomo Morto o il Dormiente: in qualunque punto dell’immaginario popolare si voglia porre l’accento, il profilo della cima del Monte Cusna è una delle più imponenti suggestioni naturali del Parco Regionale dell’Alto Appennino Reggiano. Per raggiungerlo si parte da Febbio e ci si inoltra lungo un sentiero che si insinua negli splendidi colori di un bosco a faggeto per poi sfociare nella valle glaciale del Passone. Da qui, si intravede la croce a canne d’organo in cresta che risuona grazie al senso musicale del vento ma che è solo una tappa sul cammino per la vetta, alla quale si giunge conquistando il Monte La Piella e aggirando il Sasso del Morto.
Da non perdere: arrivati fin quassù, a oltre 2mila metri, dopo circa 3 ore e mezza di cammino, la ricompensa immediata e impareggiabile è lo straordinario tramonto in quota, che si gode ancora meglio optando per una discesa a piedi nell’orario in cui il sole si ritira nel suo morbido letto rosa.

VALLI (TUTT'ALTRO CHE) SECONDARIE

Val Manubiola (Parma)
Dalla val Taro, nei pressi di Ghiare di Berceto, si sale in un paesaggio dapprima brullo e scosceso, caratterizzato da rocce nude e sporgenti. La valle si fa poi via via più verde e dolce fino ad arrivare a rigogliosi boschi di castagni che avvolgono i borghi di Bergotto e Corchia che segna la fine della strada carrabile. La Val Manubiola vanta uno degli affreschi ambientali più suggestivi dell’Appennino Tosco-Emiliano. Abbastanza appartata ma affatto nascosta, la valle offre una sorprendente varietà di paesaggi che include il Groppo Maggio con le sue antiche Miniere di Rame e il Groppo dell’Asino, visioni di tutti i giorni per chi, un tempo, lavorava e viveva in questi luoghi collegati da sentieri, mulattiere e piccole strade.
Da visitare, a Corchia, il Museo dedicato al pittore Martino Jasoni, come tanti emigrante a New York e poi ritornato nella sua valle.
Da non perdere: Parte della zona IGP del fungo porcino di Borgotaro, la Val Manubiola è il contesto ideale per assaporare i tradizionali piatti a base di funghi porcini e castagne ma anche per scoprire il gusto tipico della pizza al testo (antico strumento di cottura tipico della vicina Lunigiana) che trova nel paese medievale di Corchia una straordinaria interpretazione.

Valle Tribolata (Piacenza)
Vero paradiso per qualsiasi geologo degno di questo nome, la Valle Tribolata è uno scorcio di paesaggio lunare tra la Val Nure e la Val d’Aveto. I pinnacoli e gli ammassi di rocce frutto dell’erosione meteorica nascondono la realtà di un’origine vulcanica sottomarina: dove ora a dominare sono le sensazioni dettate da scenari extraterrestri, un tempo, a sommergere anche solo l’idea della montagna, era un oceano che separava due placche continentali e foderava nella sua placenta oscura e salata tanto l’Appennino quanto le vette che oggi fissano l’Italia dall’alto. La curiosità per esperti del settore riguarda la morfologia sferoidale mantenuta dall’unità tettonica alloctona.
Da non perdere: anche in questo caso, è d’obbligo alternare il viaggio alla scoperta delle origini del pianeta con una sosta per lasciarsi conquistare dalle specialità a base di funghi porcini, protagonisti assoluti di molte ricette tipiche della cucina piacentina, come nei sughi e condimenti di tortelli, chicche della nonna, tagliatelle e gnocchi.

Val Tassobbio (Reggio Emilia)
Chi non ha fretta e concepisce un’escursione come l’occasione per cogliere i dettagli di un ambiente dominato dalla biodiversità è destinato a lasciare il cuore nel mosaico della Val Tassobbio, dove, in circa 100 Km2 di territorio nell’Appennino Tosco-Emiliano, diverse colture convivono con boschi, cascate e improvvisi lampi panoramici. Le passerelle che permettono di attraversare il torrente da cui la valle prende il nome fanno parte di un’esperienza unica, nel corso della quale è possibile ammirare la gran quantità di opifici idraulici ormai in disuso che motivano però la fama di “Valle dei Mulini” un tempo attribuita all’area, intercettata anche dalla Via Matildica del Volto Santo.
Da non perdere: La meta indispensabile della Val Tassobbio è il Castello di Sarzano, sistema fortilizio del XV secolo a doppia cinta muraria, con tre cortili, mastio e torre quadrata. E quando la fame morde, ogni posto è buono per provare i tortelli verdi reggiani, ripieni di erbe, ricotta e formaggi.

I MUSEI DELL'APPENNINO

Seminario Vescovile di Bedonia (Parma)
Anche se le dimensioni ridotte del paese contribuiscono ad amplificare l’impressione d’imponenza, il Seminario Vescovile di Bedonia è in effetti un colosso neoclassico adagiato sulle colline del parmense. Il maestoso colpo d’occhio anticipa la ricchezza di ciò che la struttura custodisce: tra le mura del complesso, edificato a metà ‘800, sono ospitati ben 10 musei, che sembrano tendere nel loro insieme un ponte tra terra e cielo. Alla Pinacoteca Parmigiani – raccolta di circa 80 dipinti storici – si aggiungono l’opera omnia di Romeo Musa, il centro studi Casaroli, il fondo documentario Opilio Rossi, il centro di documentazione sull'emigrazione, la mostra della devozione popolare, il museo archeologico, il museo di storia naturale, il planetario e due biblioteche.
Da non perdere: a pochi chilometri da Bedonia, in Alta Val Taro, altra costruzione su cui posare gli occhi, dopo aver assaggiato la tradizionale torta d’erbe, è il Castello di Compiano, sede del Museo Internazionale Massonico.

Museo della resistenza piacentina di Sperongia di Morfasso (Piacenza)
Situato in una località d’alta collina di enorme valore simbolico per la storia partigiana della provincia, il Museo della resistenza piacentina di Sperongia di Morfasso (PC) è ospitato nei locali che furono sede dell’Intendenza della Divisione Val d’Arda. Disposta su due livelli, la struttura espone cartelloni informativi su protagonisti e avvenimenti salienti della lotta al nazifascismo, cimeli di guerra e documenti del Comitato di Liberazione Nazionale. I visitatori si immergono nel passato e approfondiscono le vicissitudini del movimento grazie a supporti che consentono di visionare contributi fotografici, documenti, testimonianze video, filmati d’epoca e interviste. Fuori dal museo, il sentiero partigiano ‘Giovanni lo Slavo’ consente di raggiungere luoghi iconici come i punti di vedetta e la tristemente nota “grotta dell’eccidio”.
Da non perdere: uscendo dall’itinerario tematico, sono d’obbligo le deviazioni verso il borgo di Vigoleno e il sito archeologico di Veleia Romana e la Diga di Mignano.

Museo lapideo della Pieve di San Vitale (Reggio Emilia)
Inaugurato nel 2018, il Museo lapideo della Pieve di San Vitale (RE) raccoglie reperti provenienti dall’area archeologica circostante. Si tratta di ornamenti risalenti all’VIII secolo, capitelli decorati, calchi di fregi, vasi antichi e la mensa d’altare della Pieve stessa, consacrata nel 1145. Adiacente al museo si trova la Pieve e l’ostello-ristoro che vi aspettano per una golosa sosta. Da qui, gli escursionisti desiderosi di lasciarsi sorprendere possono avventurarsi in quel tratto del Sentiero Spallanzani che prende il nome di Sentiero Dorato. Seguendo il crinale in un alternarsi panoramico di montagne e piccoli paesi, si arriva fino al Castello di Carpineti per poi proseguire, volendo, fino al Monte Fosola.
Da non perdere: per quanto la passeggiata non sia particolarmente impegnativa, chi si inerpica per questi luoghi avvertirà senza dubbio l’esigenza di riempire lo stomaco con qualche specialità del posto, tra le quali non si possono non citare tortelli alle ortiche, casagai fritti nello strutto, scarpazzone, gnocco fritto e salumi montanari.

STOP & GOLF IN EMILIA

Golf Salsomaggiore Terme (Parma)
L’idea di benessere, connaturata al territorio in cui sorge, avvolge e contagia il Golf Salsomaggiore Terme, che diventa parte di una dimensione rigenerante.
Lontano dal traffico e dai caos della città, le colline salsesi sono il letto in cui questo eden per golfisti, totalmente rinnovato nella propria interezza, si distende in un susseguirsi di green, a partire da tee che danno il via a un percorso di 18 buche immerse in una straordinaria cornice paesaggistica, dove il silenzio è la più preziosa delle colonne sonore.
I giocatori di qualsiasi livello trovano pane per i loro denti in un campo curatissimo, che offre anche una clubhouse con terrazza panoramica sulla vallata e 15 postazioni per la pratica e mette a disposizione maestri per corsi singoli, collettivi e golf clinic.
Da non perdere: nonostante il golf sia un gioco rilassante, l’esperienza in questi luoghi non può dirsi completa senza un puntata verso Salsomaggiore Terme, vero avamposto del wellness e dei trattamenti benessere.

Golf Club Castell’Arquato (Piacenza)
A pochi chilometri da Piacenza e immerso in uno straordinario oceano collinare di verde, il Golf Club Castell’Arquato è il classico appuntamento imperdibile per chi mira a rispettare il par ma pretende di poterlo fare in un luogo che sia d’ispirazione per ogni colpo.
La vallata piacentina che ne ospita le 18 buche, disseminate lungo un percorso disegnato da Cotton & Pennick, è un piacere per gli occhi di giocatori di ogni livello, che si ritrovano per momenti di relax nella clubhouse e possono gustare le specialità locali nel ristorante interno.
Il campo pratica di 20 postazioni, le opportunità di noleggio, i maestri e perfino una sala massaggi ne fanno un punto di riferimento per esperti e semplici curiosi dell’eleganza e dell’atmosfera del golf.
Da non perdere: nelle vicinanze del club, Castell’Arquato entra di diritto nella speciale classifica dei borghi più belli d’Italia in quanto testimonianza intatta di un Medioevo d’arte e d’armi che domina ancora il paesaggio dalle colline.

Golf Matilde di Canossa (Reggio Emilia)
A proposito di Medioevo, il club che sorge a San Bartolomeo non poteva che rendere omaggio a una delle donne più influenti dell’epoca in Italia e in Europa.
Se vivesse ai giorni nostri, Matilde di Canossa si diletterebbe di sicuro nel più nobile degli sport in una struttura che, letteralmente nel suo nome, prende le sembianze di un tributo al paesaggio e alla storia delle terre su cui regnava.
Il circolo vanta 18 buche e una configurazione particolarmente variegata, che può contare anche sulla partecipazione speciale del torrente Quaresimo.
Declini naturali e vegetazione contribuiscono a innalzare il livello tecnico della sfida in una struttura che non ha niente da invidiare ai più rinomati avamposti dello swing.
Da non perdere: dalle straordinarie testimonianze storiche dei Castelli Matildici a una proposta enogastronomica che va dai lambruschi locali a tortelli e cappelletti, il contorno al piatto forte del golf nella provincia di Reggio Emilia è una continua sorpresa.

Per altre info sui campi da golf: www.emiliaromagnagolf.com

Per scoprire i cammini tra i fiumi e i boschi di Emiliawww.visitemilia.com/itinerari/il-cuore-verde-dellemilia

Per visitare i Castelli delle Donne che dominano sull'Appenninowww.visitemilia.com/itinerari/sullappennino-a-scoprire-o-riscoprire-i-castelli-delle-donne/



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